www.gardaclimbing.it
arrampicata vista lago
 

SITI AMICI

FONTI E RINGRAZIAMENTI

GALLERIA FOTOGRAFICA

NOTE LEGALI

  

 

 

 

MARMERE / FORAMETTO - Toscolano Maderno (Bs)

Nei pressi del Rifugio Pirlo allo Spino.

  ACCESSO

Da Salò o Gardone Riviera si raggiunge la frazione a monte di San Michele. Presso il Ristorante Colomber si può salire a destra e dopo una lunga strada sterrata si raggiunge il parcheggio (zona Pirello). Si prosegue a piedi seguendo le indicazioni per il rifugio Giorgio Pirlo allo Spino da dove si prende il sentiero che scendendo porta al passo del buco del Tedesco. Prima di raggiungerlo, sulla destra ci sono gli attacchi delle vie.

Altrimenti, sempre presso il ristorante Colomber, si prende a sinistra per strada sterrata pianeggiante. Parcheggiata l'auto al termine della strada si imbocca il sentiero 9bis che entra a sinistra in una valletta, sul greto del torrente, abbastanza faticoso che porta ai piedi della parete.

L'ambiente nell'entroterra gardesano è veramente bello anche se la parete è un po' abbandonata. Le vie non hanno grande sviluppo, ma la roccia è davvero particolare, un calcare eroso a rigole. Chiodatura lunga.

Anche gli amanti dei monotiri possono divertirsi vista la vicinanza degli attacchi delle numerose vie.

Monte MARMERE

Dal rifugio Pirlo allo Spino ( 1160 m ) si prende il comodo sentiero che con alcuni saliscendi percorre a mezzacosta il versante sud-ovest di Monte Spino, supera il canale che scende dal Buco del Gatto e continua verso il Passo del Buco del Tedesco.

VIA LA BEFANA

Primi salitori: Giuseppe e Giuliano Leonardi il 6 gennaio 1995

Sviluppo: 160 metri sino al punto in cui si immette sulla via "Gnaccarini-Bosio"; poi altri 100 metri in comune con quest'ultima

Difficoltà: VI+

L'attacco è in prossimità d'una evidente placca a destra della via "Gnaccarini-Bosio". Si sale con quattro tiri di corda da 40 metri su placche a buchi (spit e catena alle soste). Con il quinto tiro si raggiunge, nel punto dove è posizionato il libro di via, la "Gnaccarini-Bosio" che si segue sino in vetta.

VIA GIGIAT

Primi salitori: Alberto Damioli in solitaria il 28 dicembre 1996

Sviluppo: monotiro di 35 metri

Difficoltà: V+ V

La via non arriva in vetta e si tratta d'un monotiro di 35 metri . Ritorno in doppia.

VIA YETI

Primi salitori: Alberto Damioli in solitaria il 15 dicembre 1996

Sviluppo: 60 metri

Difficoltà: dal III al VI

Interamente protetta a spit, la via, da superare in aderenza, non arriva in vetta; ritorno in doppia.

Da poco sopra il sentiero che arriva dal rifugio Pirlo si attacca una placca dove si trova la scritta con il nome della via e dopo un tratto facile (III) si obliqua a sinistra e poi si continua direttamente (S11, 25 m , VI). Si traversa a sinistra per pochi metri e si prosegue obliquando sempre a sinistra sino ad una cengia erbosa (S2, V+).

VIE ORECCHIE D'ORSO

Primi salitori: Alberto Tonoli e Edoardo Rizza nell'aprile 1999

Sviluppo: 150 metri

Difficoltà: VI/A1

I primi salitori hanno trovato, lungo i primi metri del primo tiro, un paio di chiodi a pressione di un probabile precedente tentativo.

Dal Rifugio Pirlo allo Spino ( 1160 m ) si cammina per 40 minuti sul sentiero dell'itinerario 3.18.1 raggiungendo la base della parete dove è scritto il nome della via. Si attacca una bella placca liscia per spostarsi a destra seguendo una scanalatura profonda (S1, 45 m , V-/IV, 3 spit). Si sale una seconda placca per poi piegare a sinistra con ottimi buchi per le dita verso un diedrino puntando ad un muro sulla destra (S2, 35 m , V/IV, 5 spit, 1 chiodo). Si prosegue obliquando a sinistra per un'esile fessura e poi su placca con scarsi appigli (S3, 30 m , VI/A1, 6 spit, usato un cliff dai primi salitori). Si segue una spaccatura per poi puntare diritti ad una lama che si rimonta, tenendone lo spigolo a sinistra (S4, 35 m , VI/A1, 6 spit e 1 chiodo). Discesa: si può continuare per facili roccette sino alla cresta sommitale oppure scendere in doppia lungo la via.

VIA GALAXIA

Primi salitori: Alberto Tonoli, Roberto Amadori e Edoardo Rizzi nell'aprile 1999

Sviluppo: 140 metri

Materiale: 9 rinvii; 2 corde 50 metri

Difficoltà: dal IV+ al VI+

La via si immette, dopo il quarto tiro di corda, sulla "Gnaccarini-Bosio" con la quale si può arrivare in vetta; altrimenti il rientro si effettua in corda doppia lungo la via di salita. Tutte le soste sono ben attrezzate con spit e catena.

Dal Rifugio Pirlo allo Spino ( 1160 m ) si cammina per 40 minuti sul sentiero raggiungendo la base della parete dove è scritto il nome della via.

Si attacca al di sotto d'un grande tetto obliquando a sinistra e raggiungendone l'estremità alta a sinistra (S1, 40 m , IV+). Si prosegue in parete obliquando a destra all'inizio di alcune placche (S2, 30 m , V+). Si piega brevemente a sinistra per risalire il margine d'una placca, superare un piccolo diedro e poi continuare ancora su placca (S3, 40 m , V+). Ancora su placche si obliqua a destra raggiungendo la via "Gnaccarini-Bosio" nel punto dove si trova il libro di via di quest'ultima (S4, 30 m , VI+).

VIA GNACCARINI-BOSIO

Primi salitori: Ernesto Fantini e Giuseppe Leonardi nel giugno 1990

Sviluppo: 280 metri

Difficoltà: V-

La via, segnata con bolli rossi, è dedicata a Sesto Gnaccarini Direttore della Scuola di alpinismo della sezione CAI Bozzolo e a Egidio Bosio scomparso presidente della sezione CAI di Salò. La salita segue una via molto logica, lungo un diedro-placca, dove gli ultimi tiri sono disturbati dalla vegetazione tanto che modernamente si preferisce salire solo sino al quinto tiro e poi calarsi in doppia. A metà parete si trova il libro di via, nello stesso punto dove giunge, da destra, la via " La Befana "

Dal Rifugio Pirlo allo Spino ( 1160 m ) si cammina per 40 minuti sul sentiero dell'itinerario 3.18.1 raggiungendo la base della parete. La via attacca in un diedro inclinato (segni rossi) puntando ad un albero che si aggira a destra utilizzando alcuni spit per la sicurezza ( 30 m , III+ e V). Si prosegue su una bella placca che si supera obliquando prima a destra e poi a sinistra sino ad un altro albero ( 40 m , IV/IV+). Si prosegue sulla placca per una fessurina giungendo poi sotto ad uno strapiombo ( 20 m , IV+). Si sale direttamente lo strapiombo (V-) e si continua (IV+) su una placca ( 25 m ). Ancora su placca, adesso più facile si raggiunge la nicchia dove si trova il libro di via ( 25 m , III). Si prosegue direttamente per altri due facili tiri disturbati dalla vegetazione sino ad un piccolo strapiombo ( 35 m e 25 m , II). Superato lo strapiombo si continua per un diedrino ( 30 m , III). Per gli ultimi due tiri di 25 metri su placca si sbuca proprio sotto la croce di vetta (III).

VIA ROGERWAY

Primi salitori: Alberto Tonolini e Roberto Amadori nel marzo 1998

Sviluppo: 250 metri + rientro

Materiale: 2 corde 50 metri ; 10 rinvii friend 2-3

Difficoltà: VI e A0

E una delle vie più frequentate ed apprezzate della parete sud delle Marmere. Tutte le soste sono ben attrezzate con spit e catena.

L'attacco (è scritto sulla roccia il nome della via) si trova alla sinistra della parte più bassa della parete, prima che questa ricominci a salire verso il Buco del Gatto.Si sale per un breve tiro alla base di un diedrino che si supera (S1, 25 m , V-, IV). Si obliqua a sinistra (III) e quindi a destra salendo poi una placca e raggiungendo alcuni alberi (S2, 50 m , III, IV). Si salgono diagonalmente a sinistra alcune placche, si supera uno strapiombo e poi una placca oltre la quale ci si porta sotto un tetto raggiungendo, a destra, la sua estremità più alta (S3, 50 m , V, VI+). Si obliqua a destra, si supera direttamente un tetto ed una placca (VI) raggiungendo (V) alcuni alberi (S4, 50 m , 2 chiodi). Si raggiunge verso sinistra la base d'una placca e la si risale sulla destra puntando verso alcuni alberi; si piega a sinistra e si effettua un pendolo nella stessa direzione riprendendo poi a risalire direttamente una serie di placche (S5, 50 m , V, VI, A0). Si sale direttamente giungendo alla destra di un tetto dove arriva anche la via "Profumo d'Oriente" (S6, 30 m , VI, V) e si spunta in cresta dove, a destra, si raggiunge la vetta.

VIA LA DIAGONALE DEI SOGNI

Primi salitori: Alberto Tonoli in solitaria nel novembre 1996

Sviluppo: 230 metri

Materiale: 2 corde 50 metri ; 8 rinvii

Difficoltà: dal IV al VI+

La via, che si snoda principalmente su placche compatte da superare in aderenza, si ricollega all?ultimo tiro della via "Profumo d'Oriente" ed è una delle arrampicate più frequentate ed apprezzate della parete sud delle Marmere. Le soste sono ben attrezzate con spit e catena.

L'attacco della via è segnato da una freccia e dal nome scritto alla base. Il primo tiro obliqua leggermente a sinistra per poi salire direttamente alla prima sosta (S1, 45 m , V, IV). I tre tiri successivi superano in aderenza una bella e lunga placca compatta (S2, 45 m , V, VI+; S3, 40 m , IV+, 2 chiodi; S4, 40 m , IV, V, 2 chiodi). Ci si porta alla base di un camino che si rimonta direttamente uscendone a destra (S5, 40 m , IV, VI, 2 chiodi). Obliquando a destra (V) ci si porta sulla via "Profumo d'Oriente" con cui si esce in cresta (S6, 20 m , 1 chiodo) da dove si continua a destra sino in vetta.

VIA DELLA GOCCIA D'ACQUA

Primi salitori: Renato Cobelli e Silvio Pedretti nel 1977

Sviluppo: 150 metri circa

Difficoltà: V e V+

Materiale usato: 12 chiodi tutti lasciati comprese le soste

Tempo di salita: 6 ore

Via storica sul cui tracciato si è progettato di costruire una via ferrata, idea poi abbandonata anche se in loco restano, abbandonati ed arrugginiti, cavi metallici. La via, non più frequentata, sale a piombo dal punto in cui oggi si vede pendere un cavo metallico ed incrocia sia "La diagonale dei Sogni" che, nella parte alta, "Rogerway", sbucadno sulla cresta.

VIA PROFUMO D'ORIENTE

Primi salitori: Tiberio Quecchia in solitaria il 9 febbraio 1998 in vari giorni di arrampicata (in 2 giorni con Roberto Amadori)

Sviluppo: 240 metri su sei tiri di corda (soste attrezzate con fix e catene) più 150 m di cresta

Difficoltà: VII- obbligatorio e A1

Tempo di salita: ore 3.30/4

E' stata definita la più bella via in assoluto delle montagne del Garda. Vari passaggi sono stati superati con l'aiuto di piccoli cliff-hanger, con www.tib.it , la via sinora più impegnativa tra quelle aperte su questa parete e supera una serie di grandi muri che obliquano scendendo da sinistra a destra della parete.

Il nome della via è segnato all'attacco. Si sale direttamente (VI-, VI+) per poi superare un muro (S1, 55 m , VII-). Si arriva alla base del muro successivo (VI+) e lo si costeggia alla base verso sinistra per qualche metro; lo si supera (V/VI) e, per un tratto si obliqua a sinistra (S2, 55 m ). Si salgono direttamente alcuni metri (VI+) e si piega a destra alla base d'uno strapiombo che si supera con l'aiuto di alcuni cliff (S3, 30 m , A1). Si arrampica alla sinistra d'un altro tetto che si supera nella sua parte alta a sinistra (V+) piegando poi a destra (S4, 45 m ). si sale obliquando a sinistra tra un boschetto ed un successivo tetto (S5, 60 m , dal V+ al VI). Per roccette (I, II), si raggiunge la cresta ovest e quindi la vetta.

VIA MARIOLINO

Primi salitori: Giuseppe e Giuliano Leonardi nel giugno 1991

Sviluppo: 220 metri

Difficoltà: V+

E' conosciuta anche con il nome di "Via dei cremonesi". Si attacca nella parte sinistra della parete in corrispondenza d'una placca verticale (chiodo). Si sale quindi per un bel diedro di circa 120 metri dopo il quale si traversa verso destra su una fascia strapiombante raggiungendo la cresta ovest da dove si prosegue sino in vetta.

VIA BIG FOOT

Primi salitori: Alberto Damioli in solitaria l'8 febbraio 1997

Sviluppo: 65 metri

Difficoltà: massima VI+

Interamente protetta si trova a sinistra della Via Mariolino, all'incirca nel punto dove la parete S arriva più in basso, dove si trova una freccia incisa. Si sale in una rigola (IV) per proseguire poi direttamente (V) e piegare a destra per un tratto più facile (S1, III). Si traversa a sinistra per qualche metro e poi si sale direttamente piegando da ultimo a sinistra (S2, VI+). Obliquando a destra (V) si raggiunge di nuovo la Via Mariolino all'incirca ad un terzo della via e con essa si raggiunge la cresta ovest e la vetta.

VIA WWW.TIB.IT

Primi salitori: Tiberio Quecchia in solitaria in 6 giorni, terminata il 26 dicembre 1998

Sviluppo: 65 metri

Difficoltà: massima VII-

L'arrampicata è molto delicata e, nell'ultimo tiro, atletica; è con "Profumo d'Oriente", la via sinora più impegnativa tra quelle aperte su questa parete. Le soste sono completamente attrezzate.

L'attacco si trova appena a sinistra della via "Big Foot". Si sale ad una piccolissima cengia erbosa per poi rimontare, prima direttamente alcune placche e poi, alla sinistra di queste, entrare in un diedro che si risale sul fondo (S1, 35 m , V-, VI-, IV). Si continua nel diedro e se ne esce alla base d'un tetto che si supera dopo un breve traverso a destra; si continua a sinistra su placche sino alla base d'un altro grande tetto (S2,35 m, V+,V). Ci si tiene alla sinistra di questo per salire poi direttamente su placca alla destra della quale si supera una costola e si arrampica di nuovo su placca (S3, 35 m , V, V+). Si arrampica direttamente in placca uscendo ad un terrazzino (S4, 40 m , VI, VI-). Si piega a destra, si supera una costola, ci si porta alla base d'un tetto; lo si supera,si supera un tetto successivo e si raggiunge l'ultima sosta (S5, 50 m , Vm VI+, VII-, 2 chiodi). Per bosco e facili roccette si raggiunge la cresta ovest e quindi la vetta.

VIA PODAVINI-FUCINA

Primi salitori: Dario Podavini e Pietro Fucina il 1 novembre 1965

Sviluppo: 120 metri

Difficoltà: ore 1.45

Materiale usato: 12 chiodi tutti lasciati comprese le soste

Tempo di salita: 6 ore

E' la prima via aperta sulla parete sud delle Marmere e percorre una serie di placche inclinate accanto al marcato diedro che attraversa la parete, sbucando sulla cresta ovest nei pressi della vetta. Non ci sono altre informazioni.

Monte FORAMETTO

Il monte Forametto ( 1332 m ) si stende a sud della Marmere. E' una cresta costituita da numerose elevazioni e presenta ad oriente una bella parete di roccia arrampicabile quasi tutto l'anno anche se l'esposizione non è così favorevole come quella della dirimpettaia parete delle Marmere.

Accesso:

Dal rifugio Pirlo allo Spino ( 1160 m ) si prende il comodo sentiero che con alcuni saliscendi percorre a mezzacosta il versante sud-ovest di Monte spino, supera il canale che scende dal Buco del Gatto e continua lungo il versante sud delle Marmere. Rimontata una dorsale si piega abbandonando il sentiero che prosegue verso Collio Valle Sabbia. Si costeggiano alla base ( 1160 m ca.) le placche della parete Sud delle Marmere e, risalendo infine un canale, si raggiunge il Passo del Buco del Tedesco (1231 m-ore 1).

VIA L'AURORA NEL DIEDRO

Primi salitori: Alberto Tonoli in solitaria nell'aprile 1997

Sviluppo: 240 metri

Materiale: 1 corda 50 metri ; friend n. 1-2 (non indispensabili)

Difficoltà: dal III al VI+

La via sale alla destra del grande diedro che solca quasi l'intera parete SE e, dopo la pioggia, resta a lungo bagnata.

Dal rifugio Pirlo ( 1160 m ) si segue l'itinerario 3.18.1 sino ad incontrare il sentiero proveniente da Collio Valle Sabbia. Si prende quest'ultimo per un tratto abbandonandolo poi (ometto) per deviare a destra raggiungendo la base della parete (ore 0.40) a destra del grande diedro e a sinistra di alcune piante. Si sale direttamente un diedrino per poi piegare a sinistra, superare una placca e risalire un altro diedrino; si obliqua a sinistra verso un albergo e poi si sale direttamente sostando su uno spuntone (S1, 50 m , VI+, 3 chiodi, 1 friend, 1 spit). Si piega a destra per pochi metri, si risalgono alcune placche e si supera un tetto (S2, 40 m , IV, VI+, 2 chiodi, 2 spit). Si sale più facilmente superando poi una placca (S3, 30 m , V, III, 2 chiodi, 2 spit). Si piega a destra sotto un tetto che poi si supera per raggiungere una placca, si giunge sotto uno strapiombo dove si piega a sinistra verso la parte più alta del grande diedro che solca la parete (S4, 30 m , VI+, V+, 5 chiodi, 3 spit). Per terreno più facile si raggiunge una cresta dove si prosegue (S5, 30 m , IV-,III, 2 chiodi). Si prosegue sulla crestina sempre meno ripida (S6, 25 m , IV-, III, 1 chiodo). Dopo uno spuntone si sale su una ripida placca (IV-) oltre la quale si prosegue (II) quasi in piano (S7, 30 m , 3 chiodi). Poi per facile cresta sino in vetta.

VIA 30 LUGLIO 1988

Primi salitori: Tiberio Quecchia in solitaria  nel luglio 1998.

Sviluppo: 250 metri con 6 tiri di corda e soste attrezzate

Difficoltà: VI+ in libera e A1

Materiale usato: per i passaggi in artificiale 2 piccoli cliff-hanger e 2 staffe

L'attacco si trova a sinistra della via "L'aurora nel diedro".

Si sale per una placca verso destra (V) che porta in un diedro da risalire in centro (VI, passaggio A1) per poi uscirne a sinistra verso un albero (S1, 45 m ). Si supera un muro e si rimonta più o meno direttamente e poi si traversa a sinistra (IV) per superare un tetto, rimontare in una rigola (V) e superare un altro, più piccolo, tetto (S3, 45 m , V/V+). Si sale direttamente la placca sino al suo termine (S5, 20 m , IV+). Per terreno più facile si rimonta sulla cresta E )S6, 50 m , III) che si segue sino in vetta.

Discesa. La via è attrezzata per le calate in doppia oppure si scende lungo la cresta a Buco del Tedesco.

VIA "CON UN TOCCO DI CLASSE"

Primi salitori: Tiberio Quecchia in solitaria nel marzo 1998  in tre giorni di arrampicata (un giorno con Alberto Tonoli, i primi due tiri)

Sviluppo: 230 metri con 5 tiri di corda e soste attrezzate

Difficoltà: massime VI

Tempo di salita: Ore 3-3.40

Lungo la via, su roccia aderentissima, pulita e particolarmente compatta, sono stati lasciati i chiodi delle soste costituite da catene.

A sinistra della placca della Via 30 luglio, si trova l'attacco.

Si sale la parete direttamente puntando ad una nicchia (S1, 40 m , IV, V+). Si sale a sinistra nel diedro (V) al cui termine alcune rigole conducono ad un tetto (IV-) che si supera e si traversa verso destra (S2, 40 m ). Si obliqua a destra alla base d'un tetto (IV+) che si supera (VI-) continuando in parete sino ad attraversare una cengia erbosa e salire un altro muro. (V); obliquando a destra in aperta parete si prendono due rigole che si rimontano sino al termine (S3, 45 m , IV+). Superare la placca salendo alcuni metri direttamente (V) sino alla base d'un tetto solcato da un canale; si supera il tetto alla sinistra del canale che poi si traversa (IV) piegando a destra e si obliqua lungamente a sinistra superando altri due muretti (S4, 50 m , V, IV). Traversando a sinistra si raggiunge la base d'uno marcato tetto, lo si supera, si sale verso destra in placca (IV) raggiungendo una pianta dove si piega a sinistra (V) per poi risalire l'ultimo muro (V+) e raggiungere la cresta E (S5, 50 m , IV) seguendo la quale si raggiunge la vetta.

Discesa: in corda doppia oppure si scende lungo la cresta est raggiungendo il Buco del Tedesco.

  SOLLAZZO

Il rifugio rappresenta un buon punto di ristoro, anche se poi la discesa è ancora lunga.

Inoltre se si sale dal sentiero 9bis è meglio rientrare direttamente senza allungarla.

A san Michele si trova il Ristorante/Hotel San Michele "Dai Rosei" con strepitosa vista lago e buona cucina. 0365 / 20575

www.hoteldairosei.it

 

Utile il pernottamento al rifugio

www.rifugiopirlo.com

Gestore Rifugio: Calliari Renza - tel. 0365-651177

 

 

FOTO DI MAURIZIO LUTERIANI - CAI Salò

 

Schema generale

VIE DA DESTRA A SINISTRA:

 

Via Gigigiat

 



Yeti

 

Galaxia

Gnaccarini - Bosio

 

Orecchie d'orso

 

Rogerwey

 

La diagonale dei sogni

 

Profumo d'oriente

Big foot

 

www.tib.it

 

 

 

 

30 luglio 1988

 

Aurora del diedro

 

ERIKA